Cessione del quinto con TFR: come funziona

21 Giugno 2021
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Per capire come funziona la cessione del quinto con TFR, ovvero trattamento di fine rapporto, occorre fare una piccola premessa, ovvero definire questa formula di prestito e il suo funzionamento. Come già saprai il lavoratore dipendente, pubblico o privato, può cedere ad una banca un quinto del suo stipendio per ottenere un prestito. In questo caso è il datore di lavoro a garantire la transazione per cui il richiedente vedrà prelevata dalla sua busta paga la rata del prestito nella misura in cui questa non superi un quinto del totale.

Cosa c’entra il TFR con la cessione del quinto?


In alcuni casi è possibile utilizzare il TFR come garanzia per la cessione del quinto per cui, in caso di perdita di lavoro o in situazioni in cui il reddito è a rischio, il creditore potrà prelevare le somme accantonate che estingueranno il debito residuo. Di recente la Cassazione si è espressa proprio si questa possibilità chiarendo se sia possibile o meno applicare anche al TFR il vincolo del quinto. Il dubbio è sorto in merito ai casi in cui, alla cessazione di un rapporto di lavoro, l’azienda si trova a dover versare la buona uscita. Se il debito non è stato ancora saldato in che modo si deve comportare l’azienda? A quanto ammonterà il TFR con una cessione del quinto ancora da saldare?

La cessione del privilegio sul TFR

Come saprai con la cessione del quinto si stipula un contratto per il quale rimborserai la cifra erogata dalla banca a cui hai chiesto il prestito tramite il prelievo in busta paga. La durata massima di una cessione del quinto non può superare i dieci anni per cui parliamo di prestiti di cifre non troppo elevate. Difatti il vincolo del quinto mantiene la rata bassa in proporzione allo stipendio e quindi per un salario minimo sarà impossibile ottenere grosse liquidità in prestito senza superare i dieci anni di ammortamento.

Questo prestito viene concesso in cambio di precise garanzie: una polizza che copra il rischio morte o perdita del lavoro oppure la cosiddetta cessione del privilegio sul TFR. In questo modo se il debitore non assolve al suo debito il creditore potrà rivalersi con la compagnia assicurativa o direttamente sul TFR accantonato.

La regola del quinto si applica anche al TFR?


Mettiamo il caso di un dipendente che non abbia estinto il suo debito per qualunque ragione. Se non è stata stipulata la polizza a copertura di queste evenienza il creditore si rivarrà sul TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Ma in questo caso il TFR viene incluso nel vincolo del quinto? Secondo la Cassazione in questo caso il vincolo è inapplicabile e, quindi, l’azienda è tenuta a cedere tutto il TFR per saldare il debito di chi ha contratto il prestito.

La motivazione risiede nel fatto per cui il TFR non rientra tra i crediti personali ma è un credito previdenziale disposto per legge. Inoltre la stessa legge non fa alcun riferimento al TFR rispetto ai limiti della cessione del quinto e, pertanto, è considerato al pari di qualsiasi forma di garanzia in caso di inadempienza.

Cosa accade se un debitore perde il lavoro prima di aver saldato il suo debito?

In questo caso se il dipendente si dimette o viene licenziato prima di aver saldato il suo debito con la finanziaria perderò tutto il TFR accantonato. L’azienda dovrà liquidare tutto l’importo per coprire il debito residuo fino a compensare quanto dovuto dall’ex dipendente. Il TFR, tuttavia, non dovrebbe essere toccato solo nei casi in cui il dipendente abbia stipulato una polizza a copertura della perdita del lavoro. Potrebbe anche verificarsi un cambio di occupazione e, pertanto, il debito verrebbe trasferito presso la nuova impresa o agenzia.

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