CESSIONE DEL TFR: Il prestito con la cessione del Tfr a garanzia.

20 Luglio 2022
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Pochi sanno che i dipendenti che hanno bisogno di un prestito personale possono accedere alla cessione del TFR che permette di vincolare a garanzia del prestito ricevuto, il TFR accantonato sino a quel momento in azienda oltre a quello che maturerà nei mesi successivi. Questo permette di ridurre notevolmente i tempi di erogazione del prestito.

Che cos’è il TFR?

Il Trattamento di Fine Rapporto (conosciuto anche come “liquidazione” o “buonuscita”) è la somma accantonata dal datore di lavoro che viene corrisposta al lavoratore dipendente nel momento in cui il rapporto di lavoro cessa per qualsiasi motivo. I lavoratori dipendenti possono scegliere di mantenere il TFR in azienda (dunque come liquidazione) oppure di versarlo in un fondo pensione.
Il lavoratore che ha bisogno di un prestito personale può vincolare, a garanzia del prestito ricevuto, il TFR accantonato sino a quel momento in azienda oltre a quello che maturerà nei mesi successivi.
I dipendenti pubblici e statali invece, anziché avere TFR, hanno il TFS (Trattamento di Fine Servizio).

Cessione del TFR, come funziona.


La cessione del TFR si applica con il contratto di finanziamento stipulato dal lavoratore con la finanziaria. Al momento della sottoscrizione, il dipendente deve specificare se il TFR è versato a favore del fondo di tesoreria. In tal caso, la finanziaria vincola l’importo versato al fondo che dovrà comportarsi esattamente come il datore di lavoro. In caso di incapienza, verrà richiesta la restituzione parziale del contributo versato al fondo, il quale è tenuto a specificare la quota da liquidare alla finanziaria e quella eventuale da restituire al lavoratore. Qualora la banca non riceva la somma o la riceva parzialmente e il dipendente non sia nuovamente impiegato, sarà la compagnia assicurativa a coprire le spese del prestito.

Cosa succede in caso di licenziamento?


In caso di licenziamento, il datore di lavoro è tenuto a versare tutto o in parte il TFR alla banca che ha erogato il prestito al dipendente, fino a saldare il residuo debito del finanziamento. Il datore di lavoro è tenuto a comunicare alla finanziaria la data del licenziamento. In tal modo, egli riceve il conteggio del debito residuo che dovrà saldare appunto con il TFR del lavoratore accantonato. In questo caso ci possono essere due strade:

  • se il TFR maturato dal lavoratore è più alto del debito residuo, il datore di lavoro versa alla finanziaria la
    quota di Tfr necessaria per estinguere il debito e il residuo è liquidato in favore del lavoratore;
  • se il TFR maturato dal lavoratore è insufficiente a saldare il debito residuo, il datore di lavoro versa alla
    finanziaria tutto il Tfr accantonato.

I requisiti per la cessione del TFR


Per poter accedere alla cessione del TFR è necessario essere un dipendente privato con contratto a tempo indeterminato, ma è possibile anche accedervi per i dipendenti con contratto a tempo determinato a patto che la durata del prestito non ecceda il periodo di tempo che va dalla stipula alla scadenza del contratto.

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I vantaggi della cessione del TFR


Dal momento che questa particolare forma di credito al consumo presenta maggiori garanzie nella restituzione del capitale erogato, gli istituti bancari e le società finanziarie accolgono più facilmente le domande di prestito riuscendo ad ottenere il finanziamento desiderato in tempi più brevi. Il TFR è quindi la garanzia che permette un più facile accesso al credito per i lavoratori dipendenti.

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